“Come uno stormo di sparvieri su Ceole"

La partenza del generale Vendôme da Riva, dipinto a olio risalente al periodo tra il 1704 e il 1728; al centro dell'immagine, tra il Castello di Arco (a destra) e il Castello di Tenno, è raffigurato il Dosso di San Bartolomeo © Wikipedia/Niccolò Caranti, CC BY-SA 4.0

Botta e risposta sui reperti preistorici di San Bartolomeo a Riva
Il sito archeologico preistorico del Dosso di San Bartolomeo di Ceole, presso Riva del Garda, è noto fin dall'Ottocento grazie a ritrovamenti sporadici. Nell'estate del 1926 furono condotte le prime indagini archeologiche sistematiche portando alla documentazione e alla descrizione scientifica di vari reperti , tra cui un castelliere preistorico con frammenti di ceramica, resti ossei e utensili in pietra. I reperti, tuttavia, non furono portati al Museo Civico di Riva, bensì – dopo una prevista, provvisoria custodia a Rovereto – al Museo Nazionale a Trento. Ne nasce così un botta e risposta tra le autorità statali e la popolazione locale, che reagisce con orgoglio campanilistico e diffidenza alla perdita dei reperti archeologici locali, tanto più che i monumenti di Riva distrutti durante la Prima guerra mondiale non erano ancora stati completamente ricostruiti. Della tutela del colle e della fragilità delle testimonianze archeologiche si discute anche oggi: nel novembre 2025 l'associazione "Riccardo Pinter" ha sollevato la questione.
Un'idea della disputa sui reperti di cento anni fa è offerta da Il Nuovo Trentino del 21 agosto 1926, dove viene pubblicata la lettera di un cittadino di Riva:
“È noto che al Dos di San Bartolomeo di Ceole, piccola frazione del comune di Riva, ai piedi di un poggio […] si era scoperto non troppo tempo addietro un esteso giacimento neolitico, anzi secondo gli esperti, addirittura un intero castelliere neolitico […]. Senonché nel frattempo molto di questo materiale prese il volo insieme ad alcune rare monete romane […]. Quello che però non si potrà mai capire né scusare, è il completo abbandono nel quale il Comune di Riva […] ha lasciato la scoperta: si è potuto constatare che il giacimento in parola […] offre sempre nuova preda all'ingordigia di ogni sorta di bassi speculatori che calano sul luogo come uno stormo di sparvieri.
Ora è avvenuto per giunta che per mezzo di non si sa quale autorità, che si dice preposta agli scavi della provincia di Verona, […] è stato dato l'ordine perentorio che tutto il materiale scavato e da scavarsi a Ceole venga riunito e passato provvisoriamente al Museo di Rovereto per la custodia.
Se tutto questo è potuto avvenire all'insaputa delle autorità locali, soprattutto del Municipio di Riva stesso, che […] è l'unico esponente del patrimonio comunale entro i suoi confini, […] ciò costituirebbe un più ingiusto ed odioso attentato contro i diritti di proprietà del comune di Riva. La cosa è talmente enorme da non parer vera, mentre persino dai bambini è risaputo che ogni oggetto d'arte, vuoi di antichità o numismatico, che venga trovato nel territorio comunale deve andare al comune, che lo avrà a custodire con ogni cura, ed offrendo allo scopo un decoroso ridotto, che per noi è rappresentato dal Museo Civico […]“
La risposta dell'ente competente del 25 agosto risulta sobria:
“Il Cittadino di Riva che ha scritto la lettera pubblicata nel suo accreditato giornale del 21 agosto, n. 197, ignora completamente le disposizioni legislative vigenti in materia di scavi e di scoperte archeologiche. Se egli le conoscesse anche sommariamente non avrebbe speso molte parole per dare al Municipio attribuzioni e proprietà che invece sono esclusivamente del Ministero della Pubblica Istruzione, e cioè la cura degli interessi archeologici e artistici e la proprietà degli oggetti che si scoprono per scavi e per trovamenti fortuiti. […] I saggi di scavo su quel colle, in cui sono gli avanzi di un castelliere dell'età neolitica sono stati eseguiti con la preventiva autorizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione, per scopi puramente scientifici, da questa Sopraintendenza alle Antichità che ha sede a Padova, cioè dall'unico ufficio, il quale ha la facoltà ed i mezzi tecnici e finanziari per eseguire scavi archeologici in qualunque punto del territorio di sua giurisdizione. […] Gli oggetti rinvenuti sono stati trasportati nella Sezione archeologica del Museo di Trento, l'unico governativo della regione, e ciò pure secondo quanto dispone il regolamento già menzionato. E in quel Museo gli oggetti di Ceole saranno tosto decorosamente esposti e sempre gelosamente custoditi, come molti altri, di cui pure alcuni provenienti dal territorio di Riva.”