Il dibattito sul “Right to Stay”, il diritto di restare, sta diventando sempre più un tema centrale della politica europea. Il contesto è rappresentato dalla persistente migrazione in uscita da molte regioni rurali e strutturalmente deboli d’Europa. La mancanza di posti di lavoro, infrastrutture insufficienti e carenze nei servizi di istruzione, sanità e assistenza portano molte persone a lasciare la propria regione d’origine per cercare migliori opportunità altrove.
Il problema va ben oltre la semplice perdita di popolazione. Le regioni colpite in modo persistente dall’emigrazione perdono dinamismo economico, competenze professionali, peso politico e, nel lungo periodo, anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche. In particolare, i giovani e le persone altamente qualificate si spostano spesso verso le aree metropolitane economicamente più forti, accentuando così le disuguaglianze esistenti.
È proprio qui che si inserisce il concetto di “Right to Stay”, un approccio sviluppato in particolare dall’ex Presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, e oggi sempre più rilevante nel dibattito europeo sulla coesione e la giustizia territoriale. Non si tratta di limitare la mobilità, poiché la libertà di circolazione resta un principio fondamentale dell’Unione Europea. L’obiettivo è piuttosto garantire che le persone non siano costrette a partire per mancanza di opportunità, ma possano scegliere liberamente se restare o andare via.
Anche Raffaele Fitto, Commissario europeo per la politica regionale e di coesione, lo sviluppo regionale, le città e le riforme, ha recentemente sottolineato che le persone dovrebbero poter costruire il proprio futuro nei luoghi in cui si sentono a casa. Per questo, la politica di coesione viene sempre più considerata uno strumento chiave per ridurre le disuguaglianze territoriali e creare condizioni di vita equivalenti.
Nella conferenza finale del progetto europeo MOBI-TWIN, che si è tenuta il 04.05.2026, si è discusso di come la transizione verde e digitale possa ampliare o ridurre le differenze regionali. Mentre il lavoro digitale potrebbe aprire nuove opportunità, la transizione ecologica tende a favorire soprattutto le regioni meglio connesse. La prossimità viene spesso premiata e la distanza penalizzata: le aree con infrastrutture solide, alta capacità innovativa e forti reti economiche beneficiano più rapidamente, mentre le regioni periferiche rischiano di rimanere indietro.
La Commissione europea sta quindi lavorando a una propria “Right to Stay Strategy”, che mira a rafforzare le regioni attraverso investimenti in lavoro, istruzione, infrastrutture e servizi pubblici. L’obiettivo finale è rendere le regioni europee più attrattive, competitive e vivibili.
La recente consultazione pubblica (aperta fino al 05.06.26) offre ora l’opportunità di contribuire attivamente al dibattito sul diritto di restare e di integrare prospettive provenienti da ricerca, politica e pratica nella futura strategia.
