Diritto di voto con limitazioni e senza effetti
Nel 1926 le donne possono iscriversi per la prima volta alle liste elettorali comunali

Acceso dibattito: il diritto di voto alle donne in Europa. In Tirolo è stato introdotto con la fondazione della Repubblica d’Austria nel 1918; in Italia, nonostante un primo timido tentativo nel 1926, è stato infine introdotto solo con la fondazione della Repubblica nel 1946. © Der Arbeiter del 20 marzo 1911

Nel novembre 1925 l’Italia introdusse teoricamente il diritto di voto per le donne nelle elezioni amministrative. Questo era però fortemente limitato: solo le donne di almeno 25 anni, che soddisfacevano determinate condizioni, potevano partecipare. Per poter votare era necessario che le interessate si iscrivessero nelle liste elettorali. Di conseguenza, i quotidiani pubblicarono ripetutamente gli avvisi dei comuni, come ad esempio Il Nuovo Trentino del 7 marzo 1926:
“Elettorato femminile. Il Municipio [di Pergine] ha pubblicato l’avviso che invita ad iscriversi quelle donne che ritengono di averne diritto, nelle liste elettorali amministrative. Le domande a ciò rivolte debbono essere presentate prima del giorno 8, corredate dai documenti comprovanti i titoli necessari per ottenere il diritto all’elettorato.”
Per le donne sudtirolesi di lingua tedesca l’iscrizione comportava ulteriori difficoltà, come riporta il giornale Innsbrucker Nachrichten del 26 marzo 1926:
“Come è noto, l’Italia ha ora introdotto il diritto di voto per le donne, e a Bolzano circa 1200 donne tedesche si sono iscritte nelle liste elettorali comunali. Tuttavia, poiché pochissime possedevano il certificato di scuola elementare – che ormai avevano perso – circa 800 donne hanno dovuto dichiarare di volersi sottoporre a un esame. Ieri sono iniziate queste prove nella ex scuola Franz-Josef, oggi Cairoli, a Bolzano, davanti a una commissione apposita. Le donne sono state convocate in ordine alfabetico e ieri è toccato alle prime. Chi può descrivere lo stupore e l’indignazione delle donne quando l’insegnante italiano e l’insegnante italiana hanno dichiarato che l’esame doveva essere sostenuto in lingua italiana? Questo va contro la legge, che stabilisce che ‘nelle nuove province si deve tener conto delle particolari condizioni’, in altre parole, che laddove le scuole erano di lingua diversa, l’esame avrebbe dovuto essere sostenuto nella lingua della popolazione. […] È comprensibile che le donne si siano indignate. Una parte di esse ha deciso, per non perdere il diritto di voto, di sostenere l’esame in lingua italiana, dovendo scrivere un dettato in italiano, leggere un testo in italiano e riferirne il contenuto; era inoltre richiesto di fare calcoli in italiano.
Secondo quanto finora noto, quasi tutte le donne hanno svolto l’esame così male che le commissioni le hanno dichiarate bocciate, facendole perdere il diritto di voto. Un’altra parte ha protestato contro la discriminazione illegale e assurda e si è rifiutata di sostenere l’esame in lingua italiana. […]”
Di fatto, il diritto di voto comunale femminile del 1925 non entrò mai in vigore: già all’inizio di febbraio 1926 l’autonomia comunale fu abolita e al posto dei sindaci e dei consigli comunali elettivi furono nominati i Podestà, funzionari comunali designati dal governo. Solo nel 1946 – dopo la proclamazione della Repubblica Italiana – le donne poterono partecipare per la prima volta alle elezioni, sia attivamente che passivamente.
Nel Bundesland Tirolo, invece, il diritto di voto universale femminile fu introdotto con la fondazione della repubblica con la legge del 12 novembre 1918 sulla forma di Stato e di governo dell’Austria tedesca” (articolo 9).
Maria Pichler