Messa in rete di Comitati Aziendali Europei in Alto Adige, Trentino e Tirolo grazie a EWC-Networking
Il progetto EWC Networking ha visto la luce circa un anno fa su iniziativa dei rappresentanti del ÖGB Tirol e della Camera dei Lavoratori del Tirolo e con il supporto dell’UE. Il progetto si propone di creare e sviluppare Comitati Aziendali Europei (CAE) all’interno di multinazionali con sede in Tirolo, in Alto Adige e in Trentino e in un secondo momento anche in Slovenia e Germania.
Partecipano undici organizzazioni che assicurano il collegamento internazionale tra i lavoratori, basato in primo luogo sul portale Internet http://www.ewc-networking.eu/ e sulla pubblicazione di un esauriente opuscolo informativo.
“EWC Networking è considerato un progetto pilota e fungerà da modello per molti altri paesi europei. I dati rilevati saranno integrati dai delegati aziendali e serviranno alla realizzazione di sempre più fitti collegamenti. L’incarico di occuparci di questo progetto ci è stato conferito dall’UE e ciò è prova della sua importanza. ”, dichiara Gerhard Schneider, responsabile tirolese del GPA-djp (Sindacato dei dipendenti di aziende private del settore della grafica e del giornalismo).

“Al momento in Alto Adige e in Trentino ci sono almeno 18 aziende che dispongono di un CAE. Un numero inferiore al Tirolo, dove le aziende con un Comitato Aziendale Europeo sono 57. Solo in Alto Adige troviamo, inoltre, ben una dozzina di aziende, alcune con casa madre altoatesina, che potrebbero costituire un CAE: alcune imprese dell’industria metallurgica e della lavorazione delle materie plastiche hanno i requisiti per la costituzione di un Comitato Aziendale Europeo. Il nostro comune obiettivo è quello di potenziare anche in Alto Adige l’istituzione di rappresentanze transfrontaliere dei lavoratori che esercitano i diritti di consultazione e informazione in imprese operanti a livello europeo”, ha dichiarato Anton von Hartungen, attuale Presidente del Consiglio Sindacale Interregionale Alpi Centrali.
Ad oggi (2010) nell’area SEE (UE + Norvegia e Liechtenstein) sono circa 900 le multinazionali in cui è insediato un CAE, mentre in altre 47 aziende i negoziati sono in corso. In teoria in questi paesi sarebbero ben 2.200 imprese con i requisiti per l’insediamento di un CAE.
I Comitati Aziendali Europei non sono una panacea per combattere la concorrenza sul piano territoriale e le relative conseguenze. Consentono però uno scambio di informazioni a livello transfrontaliero e offrono ai rappresentanti dei lavoratori la possibilità di sviluppare strategie comuni di respiro internazionale. Pertanto la costituzione di un CAE costituisce la premessa ideale per influire sulle decisioni aziendali proprio nella sede in cui esse vengono assunte: al vertice del gruppo.
Quali aspettative hanno i componenti di CAE altoatesini, trentini e tirolesi?
Per mezzo di un questionario sono state rilevate le aspettative, la situazione reale e le problematiche esistenti nei CAE e il fabbisogno formativo e informativo delle aziende che già dispongono di un CAE e di quelle in cui sussistono i requisiti per la loro costituzione. “A conclusione della nostra inchiesta possiamo constatare che il know how locale, la spinta a livello locale verso una maggiore europeizzazione e l’effettuazione di altre attività transfrontaliere, la garanzia di continuità e la salvaguardia del sapere sono in cima alla lista dei bisogni degli intervistati nel Tirolo, in Alto Adige e in Trentino”, afferma Werner Pramstrahler dell’AFI-IPL di Bolzano (Istituto per la Promozione dei Lavoratori). Di regola i componenti di un CAE sono rappresentanti sindacali e dei lavoratori con esperienza alle spalle. Laddove sono stati costituiti dei CAE, è ritenuto determinante il ruolo del know how esterno, quale quello dei sindacati o della Camera dei Lavoratori. “Le aspettative in termini di partecipazione, uniformazione della struttura interna e azioni comuni da parte dei lavoratori sono, all’atto della costituzione di un CAE, abbastanza modeste. Le principali difficoltà, ad esempio le differenze di natura giuridica tra i singoli Stati, i problemi linguistici e le divergenze di interessi tra CAE e rappresentanze sindacali aziendali rendono più difficoltoso l’insediamento di un CAE, tanto importante in ottica futura”, continua Pramstrahler. Per il futuro, i CAE e le aziende che soddisfano i requisiti per la costituzione di un CAE auspicano un rafforzamento del ruolo di tale istituto e la crescita dell’offerta di know how mirato.
Portale Internet http://www.ewc-networking.eu/
Per far fronte alla carenza di informazioni è stato realizzato il sito web http://www.ewc-networking.eu/ . “Il portale fornisce questo genere di informazioni, ad esempio sotto forma di prospetto sulle strutture delle multinazionali e sui referenti sindacali nelle singole sedi delle regioni del Tirolo, dell’Alto Adige e del Trentino”, spiega Domenico Rief del dipartimento per l’Europa dell’AK (Camera dei Lavoratori) del Tirolo. Il portale è bilingue.
Opuscolo informativo sui CAE (Guida ai Comitati Aziendali Europei)
Al fine di rendere il portale Internet familiare ai delegati aziendali e fornire adeguate informazioni sullo strumento del CAE, è stato redatto e distribuito un opuscolo in quattro lingue. “In questa pubblicazione è possibile trovare i vari referenti sindacali dei lavoratori in Tirolo, Alto Adige, Trentino e Slovenia, che possono rappresentare in queste regioni un valido supporto in fase di costituzione di un CAE ma anche per le attività correnti di un CAE già esistente”, afferma Christian Troger del sindacato altoatesino UIL-SGK.
L’opuscolo spiega cos’è un Comitato Aziendale Europeo, a cosa serve, come si procede alla sua costituzione, quali sono i requisiti per la sua creazione, quali sono le sue sfere di competenza, come è possibile reperire i necessari finanziamenti e come si svolge in pratica la sua attività. Gli opuscoli sono disponibili tra l’altro anche presso l’AFI-IPL (info@afi-ipl.org ) e in ciascuna delle quattro confederazioni sindacali altoatesine.
L’attività del CAE in concreto
Secondo Serafin Pramsohler dell’ASGB non esiste una ricetta universale che descriva l’attività di un CAE. “Mentre un organismo nazionale di rappresentanza dei lavoratori (ad es. RSU o „Betriebsrat“) riesce a risolvere i propri eventuali dubbi consultando le leggi nazionali o i contratti collettivi, tutte le problematiche affrontate dal Comitati Aziendali Europei devono essere gestite con specifico riferimento all’azienda. È pertanto necessario impegnarsi a stipulare un accordo sui CAE quanto più preciso possibile, al fine di fornire ai CAE una buona base di partenza per svolgere efficacemente la propria attività quotidiana”, conclude Pramsohler.
Varie sui CAE:
Requisito per l’insediamento di un CAE per un’azienda operante a livello comunitario è che essa occupi in media almeno 1000 dipendenti in almeno due Paesi aderenti (e almeno 150 in ciascuno dei due Paesi). La Direttiva si applica anche alle filiali di multinazionali situate in paesi UE la cui sede principale è fuori dall’UE. La Direttiva è stata recepita nell’ordinamento nazionale dei 27 paesi UE, anche se in maniera piuttosto eterogenea, in funzione delle diverse preferenze dei singoli paesi.
Partner di progetto EWC-Networking:
- Österreichischer Gewerkschaftsbund (ÖGB Tirol)
- Kammer für Arbeiter und Angestellte für Tirol (AK-Tirol)
- Industriellenvereinigung Tirol (IV-Tirol)
- Autonomer Südtiroler Gewerkschaftsbund (ASGB)
- Confederazione Generale Italiana del Lavoro Alto Adige (CGIL-AGB)
- Unione Sindacale Provinciale (SGBCISL)
- UIL-SGK Alto Adige - Südtirol (UIL-SGK)
- Delfort Group – CAE
- Deutscher Gewerkschaftsbund – Bayern (DGB-Bayern)
- Confederazione dei sindacati sloveni (ZSSS)
- Istituto per la Promozione dei Lavoratori (AFI-IPL)
- Union Network International-Europe (UNI-Europa)







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